LA COMUNIONE EREDITARIA

La comunione ereditaria è la situazione di contitolarità (pro quota) del patrimonio ereditario che si instaura tra gli eredi, che perciò diventano coeredi, che hanno accettato l’eredità, prima che venga effettuata la divisione dei beni. La comunione ha ad oggetto i diritti di proprietà ed ogni altro diritto che fa parte dell’asse ereditario, comprese le obbligazioni sul lato passivo (debiti).

  • Debiti. Bisogna precisare che gli eredi rispondono dei debiti ereditari in proporzione alle loro quote di contitolarità, salvo che diversamente disponga il testamento. Cioè ciascun erede non può essere chiamato a pagare l’intero debito e ciò si esprime dicendo che non c’è solidarietà tra i debitori sul lato passivo. Quindi, se ad esempio ci sono dieci coeredi ed un debito di diecimila euro, il creditore non potrà chiedere l’intero importo ad uno solo di questi, ma a tutti gli eredi, chiedendo a ciascuno mille euro. Se un coerede paga in misura superiore alla propria quota di contitolarità, ha diritto di rivalsa verso gli altri.

  • Crediti. Al contrario di quanto avviene per i debiti ereditari, nei crediti ereditari esiste una solidarietà sul lato attivo, e questo significa che i crediti possono essere riscossi per l’intero da ciascun coerede da solo.

COMUNIONE EREDITARIA

FOCUS. Il diritto di prelazione ereditaria (retratto successorio)

L’art. 732 del codice civile enuncia che il coerede, che intenda alienare a titolo oneroso la propria quota (o parte di essa) ad un estraneo, è tenuto a notificare la proposta di vendita/cessione, con indicazione del prezzo, agli altri coeredi, i quali avranno un diritto di prelazione, cioè un diritto di essere preferiti ai terzi.

Se la proposta di alienazione non viene comunicata ai coeredi, essi hanno il diritto di riscattare la quota (retratto successorio) che sia stata ceduta a terzi, sino al momento dello scioglimento della comunione ereditaria, ossia sino a quando non sarà avvenuta la divisione. Nel caso in cui più coeredi intendano acquistare la quota oggetto di prelazione, essa sarà assegnata in parti uguali agli stessi.

LA DIVISIONE EREDITARIA

La divisione ereditaria è l’atto col quale i coeredi pongono fine alla comunione ereditaria e si dividono materialmente il patrimonio. Ogni coerede ha il diritto di chiedere la divisione ereditaria. La divisione può essere:

E’ un diritto di azione in giudizio che spetta ai coeredi e che consente di dividere il patrimonio anche quando non si accordino tra loro. Prima di avviare una causa di divisione ereditaria è obbligatorio dar corso ad un procedimento di mediazione innanzi a un organismo riconosciuto dal Ministero della Giustizia, competente per territorio e con l’assistenza necessaria di un avvocato. Lo scopo è di arrivare ad un accordo divisionale, evitando così di proseguire o iniziare un giudizio divisorio, spesso molto lungo ed oneroso.

La divisione può essere disposta dal testatore col testamento.

I coeredi raggiungono un accordo sulla divisione e la loro volontà sarà espressa in un contratto. Per la stipula di un valido contratto di divisione è necessaria la partecipazione di tutti i coeredi, che devono essere d’accordo all’unanimità sulla ripartizione dei beni ereditari. I soggetti incapaci che partecipano alla divisione devono essere rappresentati o assistiti e, in tal caso, la divisione deve essere autorizzata dal giudice tutelare.

L’art. 791-bis del codice civile prevede che, le parti della comunione, anche ereditaria, se sono d’accordo e non sono sorte contestazioni sul diritto alla divisione, sulle quote o su questioni pregiudiziali alla stessa, possono chiedere al tribunale di nominare un notaio o avvocato, a cui affidare le operazioni di divisione e la procedura di divisione giudiziale.

COME AVVIENE LA DIVISIONE

a) La prima fase consiste nella riunione di tutti i beni ereditari. Nel caso in cui concorrano nell’eredità i discendenti e il coniuge, la massa ereditaria deve comprendere anche tutti i beni che costoro hanno ricevuto per donazione, quando era in vita. La formazione della massa ereditaria è una riunione solo teorica e, in concreto, consiste nel fare l’inventario di tutti i beni che compongono il patrimonio del defunto, con la stima di ciascuno. Si identificano quindi i beni che compongono la massa ereditaria ed il loro valore.

Se il de cuius aveva effettuato in vita delle donazioni ai figli avuti durante un primo matrimonio, prima di convolare a nuove nozze oppure aveva elargito donazioni al precedente coniuge, il coniuge superstite ed i figli comuni lesi nella legittima, possono agire in riduzione nei confronti dei donatari. Secondo quanto precisato dalla giurisprudenza, infatti, “come il figlio sopravvenuto può chiedere la riduzione di tutte le donazioni compiute in vita dal padre, anche di quelle compiute prima della sua nascita in favore della madre o di un altro coniuge ormai non più tale; allo stesso modo il coniuge sopravvenuto rispetto ai figli, può chiedere la riduzione di tutte le donazioni compiute dal de cuius in favore dei figli, anche di quelle precedenti il matrimonio poste in favore dei figli nati da altro coniuge o nati fuori dal matrimonio“ (Cass. n. 4445/2016).
Nonostante il nuovo coniuge acquisti la qualità di legittimario solo a seguito del matrimonio, pertanto, la sua posizione deve essere equiparata a quella dei figli, con la conseguenza che la riunione fittizia della massa ereditaria deve essere effettuata tenendo conto di tutte le donazioni del de cuius in favore dei figli, senza alcuna distinzione tra quelle avvenute prima o dopo le seconde nozze. Si tratta di un principio consolidato in materia successoria che deriva dall’assenza di limiti temporali positivi alla collazione e dalla considerazione che la lesione di legittima si verifica soltanto con la morte del de cuius, non potendosi far riferimento neppure alla situazione venutasi a creare per il mancato esperimento dell’azione di riduzione da parte di alcuno dei legittimari.

DIVISIONE EREDITARIA

FOCUS. La collazione dei beni donati

Ai sensi dell’art. 737 cc “i figli legittimi e naturali e i loro discendenti legittimi e naturali e il coniuge che concorrono alla successione devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione, direttamente o indirettamente, salvo che il defunto non li abbia da ciò dispensati. La dispensa non produce effetti se non nei limiti della disponibile”.

Le donazioni in vita per questi soggetti sono una sorta di anticipo sulla successione, nel senso che prima di procedere alla divisione, essi dovranno conferire nel patrimonio da dividere quanto ricevuto. Il conferimento avviene solitamente per imputazione, cioè senza un trasferimento reale del bene nell’asse ereditario, ma calcolando il valore della stessa donazione (riferita al tempo dell’apertura della successione) all’interno della quota spettante all’erede. Gli altri coeredi preleveranno dalla massa beni in proporzione delle loro rispettive quote.

Esempio: Tizio, dopo avere donato al figlio Primo un bene del valore di 20 senza dispensa da collazione, muore e lascia i due figli, Primo e Secondo, eredi in parti uguali di un patrimonio di valore 80. Primo, in sede di divisione, dovrà imputare alla sua porzione il valore di 20 (supponendo che il valore del bene donato non sia mutato tra la data della donazione e quello dell’apertura della successione) e Secondo preleverà dalla massa ereditaria beni per 20; in tal modo, dopo avere pareggiato i conti tra gli eredi, si può procedere alla formazione di due porzioni del valore di 30 da assegnare ai coeredi.

ATTENZIONE. Sono oggetto di collazione le donazioni, sia dirette che indirette, effettuate dal de cuius. Tipica forma di donazione indiretta è per esempio l’intestazione di un bene immobile ad un terzo, come nel caso frequente in cui i genitori acquistano un immobile e lo intestano al figlio.

b) Nella seconda fase, si procede alla vera e propria formazione di tante porzioni quanti sono i coeredi. Ogni coerede ha diritto di vedersi assegnata in natura o per conguaglio la sua parte di beni comuni, sia mobili che immobili. Questo non significa che ogni coerede ha diritto ad una porzione di ciascun bene, bensì che ognuno ha diritto, per quanto possibile, a una quota di beni mobili, immobili e crediti che rispecchi la massa dei beni in comunione. Eventuali ineguaglianze dovute all’impossibilità materiale di frazionare i beni, mobili o immobili, vanno compensate con conguagli in denaro. Una volta stabiliti i beni che compongono ciascuna porzione secondo un progetto detto progetto divisionale, i coeredi lo devono approvare all’unanimità.

I conguagli. Nel caso frequente che le assegnazioni in natura non siano perfettamente corrispondenti alle quote, sopperisce la disposizione dell’art. 728 cc, secondo cui la disuguaglianza fra le quote divisionali sia compensata con conguagli in danaro.
Esempio: successione con due soli coeredi in quote uguali di un mezzo ciascuno; un asse ereditario del valore di 150, composto da beni immobili di valore disomogeneo, uno di 50 ed uno di 100. Al coerede che dal contratto di divisione ereditaria avrà assegnato l’immobile del valore di 50, spetterà un conguaglio di 25 da versare da parte del coerede che invece riceva in assegnazione l’immobile del valore di 100. Infatti: 50 + 25 = 75; 100 – 25 = 75, quindi la differenza di valore tra i due immobili è compensata dal conguaglio di 25.

La forma del contratto divisionale. Se l’eredità è composta soltanto da beni mobili e/o da crediti, la forma del contratto è libera anche se, per evitare contestazioni, è preferibile farlo per atto scritto e far autenticare le firme di tutti i coeredi da un notaio.
Se tra i beni da dividere ci sono dei beni immobili, la divisione va fatta per atto scritto, sia esso un atto pubblico redatto da un notaio o una scrittura privata con sottoscrizione autenticata da notaio. Sempre nel caso in cui la divisione abbia per oggetto beni immobili devono essere trascritti presso il competente Ufficio di pubblicità immobiliare (ex Conservatoria, oggi Agenzia delle entrate) sia gli atti di attribuzione di ciascuna quota che, eventualmente, i verbali di estrazione a sorte. Tali formalità vengono eseguite dal notaio innanzi al quale l’atto viene stipulato.

c) Stabilite le porzioni attraverso il progetto divisionale, si può procedere all’assegnazione delle singole porzioni di beni a ciascun coerede: l’attribuzione può avvenire mediante attribuzione diretta, per scelta o per estrazione a sorte.

DIVISIONE EREDITARIA

FOCUS. Immobili non comodamente divisibili

Non è sempre agevole procedere alla divisione quando nell’eredità ci sono beni immobili. Questi infatti potrebbero non risultare facilmente divisibili in natura, perché sarebbero necessarie soluzioni tecniche costose o perché la divisione ne comprometterebbe la funzionalità o il valore, tenendo conto anche della loro destinazione e utilizzo. In tal caso, e qualora senza il loro frazionamento non sia possibile procedere alla divisione della massa ereditaria, l’art. 720 del codice civile dispone che tali beni “devono preferibilmente essere compresi per intero, con addebito dell’eccedenza, nella porzione di uno dei coeredi aventi diritto alla quota maggiore, o anche nelle porzioni di più coeredi, se questi ne richiedono congiuntamente l’attribuzione. Se nessuno dei coeredi è a ciò disposto, si fa luogo alla vendita all’incanto“.

La norma si riferisce ai soli beni immobili, ma è applicabile altresì:

  • alle aziende
  • ai beni mobili
  • ai beni assolutamente indivisibili, poiché la divisione farebbe venire meno l’uso a cui sono destinati (es. scale o muro comune)

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