Allorquando il patrimonio perde il suo titolare, siamo in una situazione di delazione dell’eredità, ossia ci sono uno o più soggetti che si trovano nella possibilità di subentrare al de cuius, in base alle norme delle successioni ereditarie. Ma non subentrano automaticamente: sono solamente chiamati alla successione.

SUCCESSIONE TESTAMENTARIA

La trasmissione e la ripartizione dell’asse ereditario avviene secondo la volontà del de cuius, purché tale volontà sia espressa in una delle forme indicate dall’ordinamento giuridico: il testamento olografo (scritto di pugno del testatore) e il testamento fatto per atto notarile (pubblico o segreto). Le disposizioni testamentarie devono essere rispettose delle regole che tutelano gli stretti congiunti, i quali non possono essere esclusi. Essi sono detti legittimari, hanno diritto ad una quota riservata dalla legge e sono: il coniuge, i discendenti (figli, anche adottivi e naturali); in caso di mancanza di figli, gli ascendenti (genitori).

La quota di legittima o di riserva

L’ordinamento regola le quote riservate ai legittimari, prevedendo i diversi casi di concorso tra eredi che possono verificarsi all’apertura della successione, secondo il seguente schema, considerando quali eredi lascia il defunto e la quota di legittima ad essi spettante:

Se il defunto lascia solo il coniuge 1/2
Coniuge più un figlio 1/3 al coniuge e 1/3 al figlio
Coniuge più due o più figli 1/4 al coniuge e 2/4 ai figli
Solo un figlio 1/2
Solo due o più figli 2/3
Solo ascendenti 1/3
Coniuge più ascendenti 1/2 al coniuge e 1/4 agli ascendenti

La parte del patrimonio ereditario che residua, detratte le quote di legittima, è quella di cui il soggetto può disporre (quota disponibile) con testamento e che verrà devoluta alla sua morte secondo la sua volontà.

La successione testamentaria presuppone che il testatore sia giuridicamente capace di redigere testamento. Il legislatore stabilisce che possono disporre per testamento tutti coloro che non sono stati dichiarati incapaci dalla legge. Sono, pertanto, identificati come incapaci di testare:

  • i minorenni;

  • gli interdetti per infermità mentale i quali, diventano legalmente incapaci solamente al momento della pubblicazione della sentenza che li dichiara tali, ai sensi dell’art. 421 del codice civile, con la conseguenza che, il testamento redatto anche durante la fase di giudizio, resta valido salvo si dimostri l’incapacità di intendere e di volere al momento della testamenti factio;

  • i soggetti che, sebbene non interdetti, siano stati incapaci di intendere e volere al momento della testamenti factio. In tal caso sarà a carico di chi intende dimostrare l’incapacità del testatore addurre elementi che facciano ritenere il testatore incapace. La Suprema Corte di Cassazione ha più volte chiarito che, ai fini della valutazione dello stato psichico del testatore, possono desumersi elementi utili anche dalla medesima scheda testamentaria. Ai fini dell’annullamento di un testamento per incapacità del testatore, è necessario fornire la prova che l’infermità o la causa perturbatrice privi in modo assoluto il testatore della coscienza dei propri atti.

Queste ipotesi devono considerarsi tassative e pertanto non estensibili ad altri casi di eventuale menomata capacità di intendere e volere come gli inabilitati ed i beneficiari di amministrazione di sostegno.